Fotogrammetria intraorale: una nuova conferma clinica per la riabilitazione implantare a carico completo

Sintesi e commento a cura di FeniQX di un recente studio multicentrico retrospettivo pubblicato sul Journal of Dentistry (2026)

Fotogrammetria Intraorale in Implantologia: Studio Clinico Conferma il 100% di Adattamento Passivo nelle Arcate Complete

Studio multicentrico su 35 pazienti conferma l'efficacia della fotogrammetria intraorale (IPG) per protesi implantari a arcata completa: adattamento passivo al 100% e alta sopravvivenza implantare.

Il flusso di lavoro digitale in implantoprotesi continua a evolversi, e uno degli aspetti più delicati resta la riabilitazione a carico completo del paziente edentulo. Una recente pubblicazione sul Journal of Dentistry (Stefanović et al., 2026) fornisce dati clinici concreti sull’uso della fotogrammetria intraorale (IPG) per la realizzazione di protesi fisse implantosupportate a arcata completa, offrendo uno spunto interessante per chi lavora ogni giorno con tecnologie di scansione digitale.

Perché la scansione intraorale tradizionale mostra i suoi limiti

Gli scanner intraorali (IOS) hanno cambiato il modo di lavorare in implantoprotesi, ma quando si tratta di acquisire l’intera arcata di un paziente completamente edentulo, la letteratura scientifica ha più volte evidenziato un problema noto: l’accumulo di errori di “stitching” (unione delle singole immagini) può compromettere la precisione dell’impronta digitale, specialmente nella mandibola edentula, dove mancano punti di repere stabili e la mobilità dei tessuti molli complica ulteriormente l’acquisizione.
Per ovviare a questi limiti sono nate diverse soluzioni: dallo splintaggio delle scan body con resine termoplastiche, fino alla fotogrammetria extraorale (EPG), che pur garantendo alta precisione richiede strumentazione dedicata e una scansione intraorale separata per i tessuti molli.
La fotogrammetria intraorale (IPG) nasce proprio per superare questo doppio passaggio: integra in un unico dispositivo la scansione ottica intraorale tradizionale e l’acquisizione fotogrammetrica della posizione implantare, sfruttando marker ottici codificati e algoritmi di intelligenza artificiale per l’allineamento dei dati.

Lo studio: metodologia

Lo studio, condotto in due centri (una clinica universitaria e uno studio privato) tra il 2023 e il 2025, ha coinvolto 35 pazienti completamente edentuli o con dentatura terminale, per un totale di 52 protesi fisse implantosupportate a arcata completa (10 FP1, 18 FP2, 24 FP3), sostenute da 221 impianti.
Tutte le protesi sono state progettate e realizzate attraverso un flusso digitale completo, avviato con l’acquisizione tramite il sistema Aoralscan Elite IPG® (SHINING 3D). La precisione clinica è stata valutata al momento della consegna della protesi definitiva attraverso il test di Sheffield e il controllo radiografico, mentre tra gli esiti secondari sono state monitorate le complicanze biologiche e protesiche e la sopravvivenza di impianti e protesi, con un follow-up medio di 12,1 ± 3,5 mesi.

Aoralscan Elite image web2

I risultati principali

100%
Adattamento passivo su 52 protesi
99,5%
Sopravvivenza implantare
13,5%
Complicanze protesiche (minori)
  • Adattamento passivo raggiunto nel 100% dei casi (52 protesi su 52), confermato sia clinicamente che radiograficamente, senza discrepanze rilevabili all’interfaccia impianto-protesi.
  • Il 94,2% delle protesi ha mostrato un adattamento passivo ottimale già alla prima seduta di prova, senza necessità di alcuna correzione.
  • Nessuna differenza statisticamente significativa nella precisione clinica in base all’arcata trattata, al numero di impianti di supporto o al design protesico (FP1 vs FP2 vs FP3).
  • Sopravvivenza implantare del 99,5% (un solo impianto perso durante la fase di osteointegrazione, poi sostituito senza compromettere la riabilitazione).
  • Sopravvivenza protesica del 100%, senza alcuna frattura delle strutture in zirconia monolitica.
  • Complicanze biologiche limitate: mucosite perimplantare nel 17,1% dei pazienti (gestita con terapia di igiene professionale), nessun caso di perimplantite.
  • Complicanze protesiche pari al 13,5% a livello di restauro, principalmente allentamenti delle viti (7,7%) e piccoli chipping del materiale di rivestimento (5,8%), tutte gestite senza sostituzione della protesi.

Perché questi risultati contano

Il dato più rilevante, dal punto di vista clinico, è la conferma che la fotogrammetria intraorale può contribuire a ridurre gli errori cumulativi tipici delle scansioni tradizionali su arcate estese, favorendo un adattamento passivo affidabile — obiettivo cruciale in implantoprotesi, perché un errato trasferimento della posizione implantare può tradursi in stress meccanico, allentamento delle viti, complicanze biologiche e, nel tempo, fallimento protesico.

Un ulteriore vantaggio pratico evidenziato dagli autori è che il sistema IPG consente di acquisire in un’unica seduta sia la posizione implantare sia la morfologia dei tessuti molli perimplantari, a differenza della fotogrammetria extraorale che richiede una scansione aggiuntiva separata. Questo si traduce in un flusso di lavoro più snello e in un possibile risparmio di tempo clinico.

Va comunque sottolineato, come indicato dagli stessi autori, che si tratta di uno studio retrospettivo, con un follow-up relativamente breve e senza un confronto diretto con scanner intraorali convenzionali o sistemi di fotogrammetria extraorale. Saranno quindi necessari studi prospettici randomizzati, con campioni più ampi e follow-up più lunghi, per confermare in modo definitivo questi risultati nel medio-lungo periodo.

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In sintesi

Questo studio multicentrico rappresenta una delle prime conferme cliniche — e non solo di laboratorio — dell’affidabilità della fotogrammetria intraorale nella riabilitazione implantare a arcata completa. I dati su adattamento passivo, sopravvivenza implantare e protesica, e basso tasso di complicanze, vanno nella stessa direzione delle evidenze in vitro già pubblicate, rafforzando l’idea che l’IPG possa diventare un approccio sempre più consolidato nel workflow digitale per i pazienti completamente edentuli.

FONTE

Stefanović M, Marković A, Todorović A, Lerner H, Mangano FG, Šćepanović M. “Clinical Accuracy and Short-Term Outcomes of Intraoral Photogrammetry for Complete-Arch Implant Rehabilitation: A Retrospective Multicentre Study on 35 Patients”. Journal of Dentistry, 2026.

DOI: 10.1016/j.jdent.2026.106919